FAQ

Qual è la differenza tra “Reazione al Fuoco” e “Resistenza al Fuoco”?

Entrambe le classificazioni fanno riferimento alla protezione passiva del locale, ma mentre la classificazione di “Resistenza al Fuoco” riguarda strutture portanti, compartimentazioni e porte tagliafuoco, la “Reazione al Fuoco” certifica i rivestimenti a parete, soffitto, pavimento, arredamento e tutto il materiale combustibile non strutturale.

Quali sono le differenze tra un ciclo di verniciatura ignifuga e un ciclo standard?

Un ciclo verniciante ignifugo oltre ad avere in formulazione additivi ignifughi e intumescenti ha una grammatura applicativa più alta in quanto deve creare una “barriera” al calore. Deve cioè proteggere il manufatto dal fuoco. Questo ovviamente può peggiorare la trasparenza del film di vernice e la resistenza meccanica. Con gli additivi di ultima generazione il problema è in parte migliorato ma comunque un ciclo ignifugo non avrà mai le stesse performance di un ciclo standard.

Quali manufatti verniciati possono essere certificati come “protetti da verniciatura ignifuga”?

Le normative antincendio prevedono numerose certificazioni a seconda della tipologia e del posizionamento del supporto da verniciare. Alcuni supporti sono inclassificabili come il rattan, bambù o midollino in considerazione del loro alto grado di infiammabilità, ma per ciò che riguarda i materiali da costruzione che generalmente vengono utilizzati in una struttura, nella maggior parte dei casi possono essere certificati sia in Reazione che Resistenza al Fuoco.

Si può certificare un manufatto posto all’esterno?

I cicli ignifughi hanno una debolezza intrinseca. Sono formulati con additivi che, se esposti alle intemperie come umidità o un forte irraggiamento UV reagiscono modificando il film di vernice, scurendosi già a 150/200° o sbiancando. Per cui, soprattutto nei periodi estivi, se esposte direttamente al sole o ai forti temporali potrebbero facilmente modificare il colore e nel peggiore dei casi, distaccarsi dal supporto stesso.

Occorrono attrezzature particolari per applicare un ciclo ignifugo?

Non occorrono attrezzature differenti da quelle con cui si applicano vernici all’acqua o a solvente, ma una vernice ignifuga necessita sempre di un’energica mescolata che omogeneizzi gli additivi presenti nella composizione. Inoltre, alcuni ritardanti di fiamma possono rallentare l’essiccazione della vernice.

Come fare per applicare le corrette grammature?

Per essere certi della quantità da applicare occorre “pesare” il prodotto quando possibile o utilizzare uno “spessimetro” (misuratore del film di vernice bagnato). Le quantità sono calcolate in base a:

  • superficie da certificare;
  • tipo di applicazione comprensiva di eventuali over spray.

La scheda tecnica accompagnatoria indica sempre le grammature e micron imposte dalle certificazioni.

È meglio un ciclo all’acqua o a solvente?

L’acqua e il solvente sono veicoli indispensabili nella fase applicativa. Il residuo solido è l’insieme delle resine e delle polveri che creano il film di vernice utile. Una resina a base acqua vanterà un’estetica più naturale di un ciclo a base solvente. In ambienti scolastici o ospedalieri si è maggiormente propensi a utilizzare un ciclo a base acqua per assicurarsi scarse emissioni. Quando il film di vernice è essiccato, le sostanze volatili non sono comunque più presenti.

Cosa fare se il manufatto è già verniciato e occorre renderlo ignifugo?

È un problema più tecnico che normativo. La legge prevede di applicare il ciclo certificato nella grammatura idonea. Non fa riferimento al trattamento subito precedentemente. Per cui, occorrerà tecnicamente verificare l’aggrappaggio del ciclo omologato sulla vecchia vernice, in modo da evitare successivi distacchi. Gli specialisti Firewall consigliano di carteggiare il supporto fino a grezzo, escludendo ogni rischio.

Un ciclo ignifugo certificato su pavimento può essere utilizzato per proteggere una parete? E un ciclo ignifugo certificato su parete può essere utilizzato per rivestire un parquet?

I test di reazione e resistenza al fuoco sono molto differenti. Il campione posizionato a pavimento ha un irraggiamento molto più basso rispetto al campione a parete. A parità di classe ottenuta, la protezione è molto discorde. Per cui, non si può utilizzare un ciclo certificato su parquet per rivestire un muro, ma dal punto di vista della legge possiamo fare il contrario.

Sono un verniciatore. Ho l’obbligo di rilasciare l’attestato di applicazione?

Sempre. Significa avere la garanzia di essere in regola. La “Dichiarazione di Conformità” (DiCo) viene rilasciata da Renner Italia soltanto dopo la compilazione e sottoscrizione del modulo di “Attestato di applicazione”. E solo dopo la redazione della “Dichiarazione di Conformità”, il responsabile della sicurezza si assicura della corretta posa in opera del manufatto.

Sono un progettista o un responsabile della sicurezza di un cantiere. Per essere in regola ho bisogno di un verniciatore professionista?

Esiste un “albo ministeriale” con cui i responsabili della sicurezza si avvalgono della competenza di verniciatori professionisti. È sempre meglio rivolgersi a verniciatori professionali. Tuttavia, per ottenere la “Dichiarazione di Conformità” (DiCo) ed essere in regola è sufficiente compilare l’attestato di applicazione, da richiedere al rivenditore del ciclo ignifugo.

Posso certificare una porta tagliafuoco con un ciclo certificato in “Resistenza al Fuoco”?

La “Resistenza al Fuoco” di una porta tagliafuoco certificata è data dalla struttura che dovrà rispettare la severa normativa europea (R)EI, “Resistenza meccanica, isolamento termico e da fumi”. La porta sarà dotata di guarnizioni ignifughe e cerniere resistenti alla fiamma. Inoltre dovrà avere un’anima incombustibile in grado di limitare il passaggio di calore e fumi sul lato freddo. Un ciclo di verniciatura non è in grado di sopperire a queste richieste. Mentre è obbligatorio utilizzare un ciclo ignifugo su questi manufatti, successivamente all’ottenimento della suddetta certificazione (R)EI, in modo da non peggiorare la classe ottenuta.

Il certificato di un ciclo ignifugo nella versione opaca può essere utilizzato nella versione lucida?

Solo se la norma lo prevede. Normalmente per poter certificare un ciclo con varianti di gloss occorre testare il più opaco e il più lucido. In questo modo tutti i glossaggi intermedi risultano certificati nella medesima classe.

Se applico una grammatura maggiore di quella certificata sono in regola?

La grammatura da applicare deve corrispondere sempre a quella certificata. A una quantità maggiore di vernice ignifuga impiegata non sempre corrisponde un aumento della protezione.

La vernice ignifuga applicata ha una scadenza?

La normativa italiana prevede il controllo dello stato della vernice dopo 5 anni dall’applicazione (durata media del Certificato di Prevenzione Incendi). Nel caso in cui ci siano evidenti deterioramenti, occorrerà ripristinare i manufatti con la medesima quantità certificata. Se il film di vernice è integro, sarà cura del responsabile della sicurezza antincendio considerare valutare l’eventuale rifacimento o attendere ulteriori 5 anni. Renner Italia, dopo aver effettuato alcuni test di invecchiamento, ha valutato che gli additivi antifiamma utilizzati nei cicli Firewall non perdono la loro efficacia anche dopo molti anni. La Classificazione Europea non ha scadenza ma occorrerà comunque controllare sempre lo stato del film di vernice.

Se diluisco il prodotto prima di applicarlo, devo aumentare le grammature?

Sì, la quantità di acqua o solvente aggiunta ai prodotti certificati dovrà essere compensata proporzionalmente alle grammature testate (es. se devo applicare normativamente 150 gr/mq del prodotto A, ma aggiungo il 20% di acqua, ne dovrò applicare 180 gr/mq).

Che differenza esiste tra DM 26/6/84 e DM 06/03/92 di “Reazione al Fuoco”?

Il test è il medesimo, ma mentre con il DM 26/06/84 certifico il prodotto verniciante assieme al manufatto, con il DM 06/03/92 certifico solamente il prodotto verniciante testato su essenza legnosa (MDF standard da 4mm).

Che cos’è la SCIA?

La SCIA è la nuova procedura per ottenere il CPI (Certificato di Prevenzione Incendi) ed è sottoscritta dal responsabile dell’attività; l’asseverazione che dovrà essere allegata alla procedura, attestante la conformità dell’attività ai requisiti di prevenzione incendi e di sicurezza antincendio, è sottoscritta da un tecnico abilitato all’esercizio della professione. Dichiarazioni e certificazioni prodotte a corredo della SCIA sono sottoscritte dal tecnico incaricato del coordinamento – direzione – sorveglianza lavori, e cioè da un professionista antincendio iscritto negli albi del Ministero dell’Interno, come indicato nel DM 7 agosto 2012.

La Certificazione Europea ha sostituito le singole norme dei paesi comunitari?

In alcuni paesi europei alcune norme come le UNI 9175, 9174 e 8457 italiane, NF P92-501 francese e DIN 4102 tedesca continuano in alcuni casi a convivere con lo standard europeo EN13501-1. Contemplano arredi, tessuti, tendaggi, imbottiti, moquette, materiali di rivestimento interno non strutturali mentre le nuove normative europee fanno riferimento esclusivamente a prodotti ed elementi da costruzione, regolando la commercializzazione degli stessi in tutti paesi tramite la Marcatura CE.